header

Instabili - un assaggio

womencommenti (1)

Alice è distesa su un materasso bianco posizionato al centro della  stanza. Senza porte, senza finestre, tutta bianca e luminosissima. Brilla di luce propria come fosse un’enorme molecola di fosforo in combustione con l’ossigeno.
Alice è immobile, guarda il soffitto perdendosi nell’altezza spropositata della stanza. Si siede nel letto tirando le coperte fino al collo per coprire il suo corpo scheletrico e nudo. Si guarda intorno, cerca di capire il luogo dove si trova, cerca un punto di riferimento, ma oltre il letto, nulla…
Si ributta indietro, la luce accecante le da fastidio. Passano attimi, secondi? Minuti? Ore? Non lo sa… quando riapre gli occhi, Daniele è disteso accanto a lei, la fissa, è nudo anche lui un bicchiere di vino rosso nella mano. Non si dicono niente. Alice non riesce a muoversi, è legata al letto e se ne rende conto solo adesso. Daniele la guarda, un perverso sorriso disegna una curva sulle sue labbra. Svuota il bicchiere in un unico sorso e lo rompe stringendolo nella mano. Il cristallo fragile si frantuma nel palmo da cui però non esce nemmeno una goccia di sangue. Le schegge cadono sul lenzuolo e spariscono, camminando sulle proprie gambe. La paura si adagia sul volto di Alice che sgrana gli occhi alla vista del più gran pezzo di cristallo tra le dita del suo amante.
La prima linea scende lungo il suo braccio sinistro, poi continua sulla pancia. Un terzo filo di sangue segue l’inesistente muscolo della coscia sinistra poi destra. Alice cerca di rimanere ferma ma non ci riesce, la mente si annebbia, lei continua a dimenarsi. Tenta di slegare i polsi e le caviglie ma sono allacciate troppo strette, nodi fatti a regola d’arte. Non ha altra scelta che lasciarlo fare. Il sorriso sadico sulla faccia di Daniele si allarga, da orecchio a orecchio appare la cattiveria pura e semplice, la goduria nello scorrere del sangue di Alice.
“Non aver paura, fiorellino mio”.
La lama tagliente del cristallo le sfiora le guancie e riscende su percorsi già creati, fino al pube. Alice urla.

Andrea e Lorenzo accorrono al letto di Alice, nell’angolo della stanza grande. È seduta nel letto, la canottiera tolta, mostra i seni quasi inesistenti e le ossa sporgenti. La guardano straniti, è la prima volta che urla nel sonno. Andrea si avvicina, la aiuta a rimettere la maglietta. Sua sorella è impassibile.
“Stai bene? Tranquilla, è solo un incubo” – dice Lorenzo.
Alice improvvisamente è su di giri, inizia a parlare a mulinello e con terrore nella voce.
“No! Guarda! Guarda! Qui! Mi ha tagliata!” – dice scoprendo le gambe e la pancia. – “guarda il mio viso! Mi ha defigurata!” – urla e scoppia a piangere.
“Alice, davvero… non hai niente, tranquilla.”
“Voi non mi credete! Siete tutti d’accordo con lui per non credermi e far finta di niente!”
“Lui chi, Alice?!” – strilla Andrea – “oltre a noi non c’è nessuno qui!”
“Daniele… era qui con il vetro, e …” – replica piano.
“Ascolta, ora bevi un po’ d’acqua e dormi. Ok?”
“Ma devo farmi vedere da un dottore! Se continuo a sanguinare?! Morirò!”
“Non morirai! Noi siamo qui. Se insisti, domani andiamo dal dottore.”
“Non domani! Ora!!!!”

“Alice, sono le 3 di notte… dormi.”

Goodbye fallenfairy
on domenica, 21 giugno 2009 at 22:33

Lilla parte 1

women, weird, nighttime, smileycommenti

Lilla ingoia la sua pillola. Come ogni sera. Dovere di cronaca, dovere d’orario. La pillola bianca, stavolta. Lilla ascolta musica, una canzone che tempo fa la faceva sorridere e sognare, e che ora, prende un tono maledettamente malinconico e triste. Lilla s’arrabbia. Si arrabbia col mondo, si arrabbia con la gente che la soffoca e non la fa vivere ed essere ciò che è, che non le fa fare le cose che vuole. Di cui sente di aver bisogno. Lilla diventa cattiva, prende il suo bicchiere e lo lancia sul pavimento di marmo con violenza. Desidera la morte delle stelle, desidera la morte delle streghe e delle fate. Il bicchiere frantumato le taglia i piedi. Lilla sente gli occhi pesanti che bruciano. Vorrebbe dormire, in una stanza bianca asettica per giorni, lunghissimi giorni ed ancor più lunghe notti. Lilla vorrebbe perdersi nelle lenzuola e non ritrovare più l’uscita; vorrebbe che i neon bianchi la accecassero, vuole troppe cose. Lilla è un’immagine, è un’utopia, è un sogno. Lilla è il desiderio di E.
E. inzuppa i biscotti nel latte e li riduce a pappetta, poi scava nella tazza e ripesca i pezzi uno per uno. Quelli che non si sono rotti, quelli che non si sono rammolliti. Li mette da parte, sul piattino. Quelli non li mangia. Mai. E. è un tipo comodo, ogni cosa che non agisce secondo il suo volere, lo scarta, non esiste più. I suoi pensieri devono essere ordini da rispettare, punto e basta. Perciò, anche e soprattutto i biscotti devono obbedire. E. fissa la tazza gialla con una faccina sorridente dipinta sopra. Sotto, una scritta “buongiorno!” gli ricorda che oggi è un altro giorno in cui dovrà persistere nella sua lotta contro i biscotti che non si inzuppano, contro gli autobus che non arrivano in orario, contro la segretaria che non gli porta il caffè corretto, contro ogni cosa. Contro Lilla. Dietro le tende, i raggi del sole avanzano minacciosi, armata colorata di giallo che non si arrende. “Il sole è come i biscotti” – pensa E. – “torna sempre alla carica, anche se gli tiri mille calci nel sedere”. La casetta in campagna è il rifugio di Lilla. E. butta i biscotti secchi nella ciotola del gatto, quello se li mangerà sicuramente. Come ogni giorno.

I biscotti non-pappetta, nel latte, nella ciotola.

Goodbye fallenfairy
on lunedì, 15 giugno 2009 at 13:09

delirio III - glass

thoughts, weirdcommenti (3)

" vano tentativo di pensare
appendere una goccia d'acqua
un inchiostro, blu come quel mare
vetro splendente in un prato fiorito
meteoriti nella mente
megalomani in giro slegati
in un paradiso di falsità
mancante anello della catena
e nella vasca inizi il tuo percorso"

Goodbye fallenfairy
on giovedì, 04 giugno 2009 at 10:39

Delirio I - inquietudine

thoughts, weirdcommenti (1)

" vuoto mio caos perpetuo
 incubo languido ed indulgente di uno scoglio nullo . .

Un  imprecisa memoria degli eventi capitolati
misteriosa piazza di fantasmi occulti

colori sgargianti nel vuoto intergalattico su titano . .

delirio di acidi smielati e bunjee.junping interstellare. .

nulla provocante puttanesco e miserabile di arcobaleni frantumati

estasi mistica della luce travagliata e stanca "

Goodbye fallenfairy
on lunedì, 01 giugno 2009 at 22:59

placebo

thoughts, weirdcommenti (4)

"Delirio incondizionato di un'aria di montagna...
follia matura dal retrogusto acidamente verde...
mandorle tostate nel whiskey
il salato sul palato brucia la lingua
perversione anormale di una mente prolifica
omicida.
scrittura maledetta di laser puntato addosso
galoppo tra alberi di un laboratorio.....
distorci il pensiero
laceri il cielo e uccidi le stelle...
piume sparse, sospese nell'amaro ...
"

Goodbye fallenfairy
on giovedì, 28 maggio 2009 at 01:55

To where you are. You

commenti (1)

Who can say for certain
Maybe you're still here
I feel you all around me

Your memory's so clear

Deep in the stillness
I can hear you speak
You're still an inspiration
Can it be
That you are mine
Forever love
And you are watching over me from up above

Fly me up to where you are
Beyond the distant star
I wish upon tonight
To see you smile
If only for awhile to know you're there
A breath away's not far
To where you are

Are you gently sleeping
Here inside my dream
And isn't faith believing
All power can't be seen

As my heart holds you
Just one beat away
I cherish all you gave me everyday
'Cause you are my
Forever love
Watching me from up above

And I believe
That angels breathe

And that love will live on and never leave

Goodbye fallenfairy
on martedì, 26 maggio 2009 at 01:09

Il tempo è un padrone distratto

thoughts, weird, 4 manicommenti

C'era un tempo in ciu il tempo non esisteva in cui niente scorreva niente nasceva e nulla moriva.. c era il tempo del non-tempo, un po' come il non-compleanno dei cappellai matti di Alice. Un giorno apparve dal nulla, tempo bianconiglio che il bianconiglio gli correva appresso.. appresso a se stesso.. Un giorno, il tempo ha deciso di essere, di correre, di diventare fulmine. il tempo diventa fulmine... e poi qualcuno ha deciso di stroncarlo, per non farlo correre cosi veloce... allora lo ha disfatto in secoli, decenni, anni, mesi giorni e persino ore e minuti... poi ha deciso che siccome voleva gustarene ogni attimo, era meglio se ai minuti si davano anche i secondi. Seconda.. Seconda è una bambina che si perde, e si ritrova. Ritrova se stessa nell'armonioso mondo sospeso nel nulla, tra valli e fiumi e fragole rosse...Si ritrova ad essere lei cio che pensava di definire... Seconda si ritrova nella tana del bianconiglio....e si rende conto che

Il tempo è un padrone distratto,

diceva Nick.... ed aveva ragione... cliccare il link per leggere il racconto a quattro mani. piacevolissima scrittura, come sempre.

Goodbye fallenfairy
on domenica, 24 maggio 2009 at 11:04

Endoparassiti

weird, nighttime, 4 manicommenti (1)

Vivono nel nostro intestino e noi non lo sappiamo.. o forse lo sappiamo, e se abbiamo problemi per lo meno siamo capaci di curarli. Animali perfidi che non cercano altro che la nostra distruzione, robe di cui uno farebbe volentieri a meno. Sono come sanguisughe, ma mentre queste le puoi - seppur con dolore- togliere dalla pelle, gli endoparassiti sono interni. lo dice il loro nome stesso.. Qualche volta, capita che questi si materializzano, un po' come fosse Men in Black, e prendono forme umane . Ovviamente si può intendere anche in chiave metaforica. Ian è il Boe reale, o meglio, non è un cartone animato ma una persona fisica. Nelle menti malate e labili di Nick e di me medesima. Ian e Frank e lo Straniero... Preparatevi uno scotch, o una vodka, a vostro piacere, fumate una sigaretta od un sigaro, sempre a vostro piacere...mettetevi comodi, che sta per iniziare l'azione... (cliccate il titolo qui sotto per leggere il racconto postato su www.rossovenexiano.com)

qui EndoParasSiti



Un altro racconto a 4 mani... la prossima volta ci siam promessi di scrivere una specie di horror.... ci sarà da ridere, o meno :P intanto lo ringrazio per questi scritti che mi divertono tanto e ispirano e fanno piacere scrivere. è bello aver stimoli " scrittivi " cosi ! e poi scrive bene ehehhehe che altro dire, ecco il link , leggete e commentate, ci fa piacere :)

Goodbye fallenfairy
on martedì, 12 maggio 2009 at 18:36

Le mura del Sahara

commenti

Le alte mura della città mi nascondevano dalla sua vista.

Il deserto si distendeva a perdita d’occhio alle mie spalle, le dune mutavano ogni secondo., sentivo il loro fiato caldo sul collo come un soffio che spegne candeline di compleanno. Appoggiai la mano sulle pietre rosso fuoco che abritava la vecchia sarta. Le mura erano scaldate dal sole che, arrivato ormai allo zenit, bruciava tutto, dagli ombrelloni alle mercanzie dei venditori del suk.
Sorvegliavo la via, ispezionavo ogni cosa cercando di non dare nell’occhio e quando qualcuno passava davanti, mi giravo verso il mare del Sahara. Il lungo vestito nero mi copriva interamente ed il velo lasciava intravedere solo i miei occhi azzurri dalle pupille ristrette per la luce accecante. Mi mimetizzavo.
E poi la vidi, sul muro di fronte: una figura alta e slanciata coperta anch’essa da un lungo vestito scuro. Appiccicata al muro sembrava anche lei in cerca di un rifugio. Come mi muovevo io, così si muoveva anche lei. Mi imitava simmetrica. Specchiava sul muro le mie movenze.
La guardai attentamente, le feci cenno di non parlare. Lei si limitò a restare in silenzio.
Non potevo vederlo, ma lo sentivo, dalla via alle mie spalle, nella lontananza, le dune morivano e partivano figli nuovi. Sentivo ancora il rumore del vento, degli spifferi serpeggianti tra le case.
Quando mi girai verso la sconosciuta per farle segno della via libera, notai con sorpresa che non era più li dove l’avevo poc’anzi vista. Dovetti girarmi verso il mondo. Esterno. Scappare verso il Sahara. Lei era stata spazzata via dal vento.

La mia ombra morì in un suo soffio…

Goodbye fallenfairy
on giovedì, 07 maggio 2009 at 16:58

Serratura

commenti (1)

Non ho voglia di tempo.
Non ho voglia di ricordi.
Non ho voglia di fotografie.
Voglio semplicemente l’istante, l’attimo di adesso, adesso. Adesso che però volente o meno, mi riporta nella concezione soggettiva del soggetto uomo, del tempo. Mi ributto involontariamente nella linearità intrinseca del tempo. Sant’Agostino diceva che il passato ed il futuro non esistono poiché mentre il primo non è più, il secondo non esiste ancora. è esattamente ciò che voglio sperimentare. Voglio non essere ancora, voglio non essere più. Io tanto legata alle mie fotografie che ora non ho nemmeno voglia di vedere, io tanto legata ai ricordo che cerco di velare con carte regalo colorate e giornate lontane dal mondo quotidiano della routine e dei falsi rapporti e di quelli non esistenti. Pacchi regalo nascondono di tutto meno che un regalo vero. Nascondono soldi – donati con sincerità, certo – seppur soldi. Nel caso peggiore non nascondono niente, nemmeno un pezzo di carta con scritto “auguri” ne la medesima parola pronunciata. Apro cassetti, apro mappe nel pc. Guardo, di sfuggita. Sposto due foto, accatasto il tutto. Via non voglio vedere niente. Non è roba mia, no no, toglietemelo da davanti. Ma chi sono questi?! Chi li conosce?! Non sono cose mie queste, via! Me le ha portate qui qualcuno per sbaglio, per ingannarmi, non li voglio! Riportateli indietro! Chiudo cassetti, chiudo mappe nel pc.


Giro la chiave, chiudo il lucchetto, butto la chiave e tappo la serratura.


Goodbye fallenfairy
on lunedì, 04 maggio 2009 at 01:12

considerazione

commenti

ho dimenticato quello che volevo scrivere...non è aria evidentemente..
qualche volta vorrei solo spegnermi per un giorno o due e ritornare a galla sorridente e felice.

Goodbye fallenfairy
on martedì, 28 aprile 2009 at 22:17

Anais Anais

weirdcommenti (2)

Anais osserva il barattolo di vetro posato davanti a lei sul tavolo di legno, marcio. È il tavolo da cucina con una solitaria sedia sotto. Anais cerca di isolarsi dal mondo come quei vermi che ha rinchiuso nel barattolo e che, nonostante tutto, continuano ad agitarsi consumando rapidamente l’aria povera d’ossigeno. Anais li fissa, li ammira contorcersi in silenzio e vorrebbe essere lei li dentro. Di là, nel salotto che non può esser definito tale, c’è sua madre, mezza svestita che impreca contro la televisione, accampata nello schifo, la solita sigaretta in mano, il solito tasso alcolico che abbraccia le stelle. Solo lei stessa sa perché, e come, è ancora in vita.

Anais non lo sa e ha smesso di chiederselo da un bel pezzo. Perché, come, dove e quando sono parole abolite dal suo vocabolario. Non gliene frega più. “È più semplice così” – aveva detto una volta sbuffando e con una smorfia.

Il bollitore del tè fischia improvvisamente facendo ricadere Anais nella merda della realtà, la sua. “Porcaputtana vuoi spegnere quel cazzo d’aggeggio! Non sento la tv!” – le urla la madre con voce rauca dall’altra stanza. Anais si alza in silenzio come se non l’avesse nemmeno sentita e si prepara il tè. Di là, nella scatola colorata dove si muovono e urlano personaggi folli, il presentatore del quiz ricorda agli spettatori che devono mandare un sms se vogliono vincere mille euro.

“Dove cazzo sta il mio telefono?! Che la so, questa la so! Dove cazzo l’hai messo Anna?! Eh?! Sempre a fregarmi la roba mia. Non t’azzardare più!” – sbraita sulla porta della cucina con la sigaretta in mano. La cenere cade, proprio sui suoi piedi. “Ma porc….” La madre indossa un paio di mutande blu alte ed una canottiera bianca che standole larga, svela i suoi seni calanti e deformati. “Non ce l’ho” – dice Anais con voce monocorde giusto per rispondere. La madre esce dalla cucina tra cento porche e porci ed un dio cane. Anais tira fuori la sedia da sotto il tavolo di legno marcio, si siede davanti ai vermi li osserva da più vicino e pensa che tra poco saranno pronti. Avranno assorbito abbastanza veleno da essere letali. Anais sente bottiglie cadere come birilli buttati giù al bowling.

“Cazzo, vedi che se mi dicevi dov’era il mio telefono lo trovavo subito invece di buttare giù sta monnezza! Mo raccogli!”

Anais prende in mano la tazza, si brucia e quasi lancia via la ceramica. Lo raccoglie al volo ma metà tè bollente finisce nel barattolo dei vermi che aveva aperto per farli maturare ancora un po’. Per renderli perfetti, carichi di veleno al 100%. Invece, i vermi galleggiano nel tè, tragicamente uccisi. Un’arma autodestruttiva.

“Cazzo, ora dovrò iniziare da capo” – pensa Anais, ed esce in direzione negozio d’animali.

Goodbye fallenfairy
on domenica, 26 aprile 2009 at 13:31

Ballando con il sole

dreams, serenity, smileycommenti (1)

Ho ballato con il sole poc’anzi. Anzi, ho ballato sul sole!
Sulla stradina del parco di fronte casa, alcuni segni sull’asfalto, fatti col gesso. Una nave, che vista all’incontrario sembra un’astronave da ufo, un aquilone, una nuvola, un aeroplano ed un’altalena. Accanto a loro, sopra, un sole sorridente che li protegge. Fragili raggi escono dalla sua testolina rotonda, che buffo! È una vita che non disegnavo a matita. Graffiti dei tempi moderni dei bambini contemporanei. Gesso, asfalto. Ho ballato sopra il sole saltando tra i suoi raggi, piccolo sole che mi ha fatto girare la testa. Ho smesso. Ho guardato quei disegni con affetto, con ammirazione, con nostalgia dei tempi passati. Ricordandomi. Ricordando quando anche io andavo allo stesso asilo, di fronte casa, e una volta arrivammo in ritardo. Assurdo non è vero?! Ricordando che un giorno ci permisero di portare un giocattolo da casa, e io portai la carrozzina delle bambole, era rossa e si poteva togliere il “coperchio” che proteggeva la mia bambola dal sole. Per non scottare la sua delicata pelle di plastica. Gessi colorati decorano l’asfalto tra il parco e il campo di calcio e l’asilo. Ho cercato di non calpestare le sottili linee e cosi dopo un giro ho smesso di importunare la faccina sorridente. Mi chiedevo perché sorridesse, e l'ho capito poco dopo.  Almeno credo. Nonostante sia sotto i piedi di tutti quelli che vi passano, da li lui può vedere il mondo. Può vedere e capire ogni cosa del mondo, dell'infinito cielo universale, delle persone, ascolta il silenzio dei passi ed i rumori dello stomaco terrestre. Ascolta la bile e cerca di guarire la cirrosi epatica. E nel cuore della notte continuo a sognare discorsi surreali e personaggi blasfemi, scene macabrer di costellazioni interstellari che si colpiscono, continuo a sognare un abbraccio. Continuo a pensare che c'è del latte nel frigo e del pane raffermo nella busta. Continuo a pensare che il glicine e il lillà crescono come matti e profumano il viale sotto casa e che fino a qualche anno fa non era cosi, o forse semplicemente non ricordo.

Continuo a sognare di scrivere e continuo a scrivere un sogno.


Goodbye fallenfairy
on mercoledì, 22 aprile 2009 at 04:33

(Versione lunga) il tempo mi abbraccia

serenity, smiley, rossovenexiano temacommenti (1)

Rifletto. rifletto. Mi fermo. Penso. C'è un silenzio in me che prende sempre più spazio. Come una pausa in una canzone, che si dilunga fin a diventare essa stessa il pezzo musicale. Senza note. Cammino, respiro l'aria impura smossa della città. Cammino nell'aria che quasi sa d'estate, Jam mi segue svogliata. Mi guardo in giro, non c' è nessuno, non c'è niente. Eppure c'è tutto. Basta vederlo. Come in Alice nel paese delle meraviglie, i tulipani dormono racchiusi su loro stessi, ed immagino i fili d'erba chiaccherare sottovoce per non svegliare i ciliegi in fiore. le api sonnecchiano, riprenderanno il duro lavoro domani quando i boccioli si riapriranno per respirare. Vado a letto tardi, tardissimo, ma prima il letto non chiama. Chiama una strana voglia di amare. di avere qualcuno vicino da cui ricevere qualcosa di forte che faccia battere il cuore. no non è colpa della primavera, è colpa della mancanza, dell'astinenza d'amore a cui ci si abitua abbastanza bene ma al cui fondo si nasconde sottomesso e presente, il desiderio di affetto e coccole. Attenzioni. Sapersi importante. Musica musica musica ossessione di ossessioni ripetitiva e perenne. Un bisogno di rumori in questa sordità spiacevole e pesante. Mi meraviglio ad ogni foglia nuova sugli alberi. Mi meraviglio ad ogni fiore nuovo che sboccia. Bianchi e pallidi e gialli e viola e rossi nascono dalla fertile e inquinata terra. Piccoli miracoli quotidiani a cui presto attenzione. Ho bisogno d'aria, ho bisogno di camminare ancora,  percorrere centinaia di chilometri verso mete nuove che mi disegnino paesaggi sconosciuti.  Regalino panorami da scoprire, da dare in pasto ai miei occhi curiosi come leoni affamati.
Sono in ventiquattro e mi rincorrono.. o forse son io a rincorrere loro ?! non saprei, le ore scivolano tra le dita come sottile velo di seta nera, come direbbe un mio amico. Un foulard bianconero attorno al collo, sempre, per proteggermi, per difendere una parte di me dal mondo. Mi ritrovo a rincorrere giornate che volano via, mi ritrovo a nuotare in un mare di luce e di colori. Dal cielo bianche nubi scorrono, rimangono ferme. E la notte non ha il potere di cancellarle, il cielo brilla persino nelle tardive ore. gli alberi dormono, la via tace.

ho bisogno di rumori di vita in questa sordità spiacevole e pesante.

dedicato a manuela
(C) fr. maggie [fallenfairy]

Goodbye fallenfairy
on domenica, 12 aprile 2009 at 18:29

PASQUA

commenti (1)

Goodbye fallenfairy
on sabato, 11 aprile 2009 at 12:13

rip.

commenti (1)

:'(

Goodbye fallenfairy
on venerdì, 10 aprile 2009 at 11:00

fade away

commenti (2)

Rifletto. rifletto. penso. lavoro tanto, mille cose in giro e dovrei concluderne una . c'è un silenzio però, in me che prende sempre più spazio. Come una pausa in una canzone, che si dilunga fin a diventare essa stessa il pezzo musicale. Senza note. cammino, respiro l'aria poco pura ma smossa della città. mi meraviglio ad ogni foglia nuova sugli alberi. mi meraviglio ad ogni fiore nuovo che sboccia. vado a letto tardi, tardissimo, ma prima il letto non chiama . chiama una strana voglia di amare. di avere qualcuno vicino da cui ricevere qualcosa di forte che faccia battere il cuore. no non è colpa della primavera, è colpa della mancanza, dell'astinenza d'amore a cui ci si abitua abbastanza bene ma al cui fondo si nasconde sottomesso ma presente, la voglia di affetto e coccole. attenzioni. sapersi importante. dal cielo bianche nubi scorrono, rimangono ferme. musica musica musica ossessione di ossessioni ripetitiva e perenne. un bisogno di rumori in questa sordità spiacevole e pesante. fiori bianchi e pallidi e gialli e viola e rossi nascono dalla fertile e inquinata terra. piccoli miracoli quotidiani a cui presto attenzione. ho bisogno d'aria, ho bisogno di camminare ancora, verso mete nuove e che mi disegnino paesaggi nuovi sconosciuti. da scoprire, da dare i npasto ai miei occhi curiosi come leoni affamati. è aprile, il mio mese preferito. un capolinea, un inizio, uno start, un end. tutto nello stesso tempo. continuo a osservare la vita intorno a me, che spesso cade nella morte. passa lontana, passa vicina sfiorando. non mi raggiunge. raggiunge l'anima e tenta di distruggerla. non ci riesce, non sempre, non tutte.

ho bisogno di rumori di vita in questa sordità spiacevole e pesante.

 

Goodbye fallenfairy
on giovedì, 09 aprile 2009 at 16:13

senza titolo stavolta

commenti

E' primavera.
Sposti l'ora in avanti, cambia il tempo relativo, eppure la sua misura è sempre la stessa. E' ancora giorno oggi quando invece ieri era già notte. Violette e narcisi colorano il giardino davanti casa., un mosaico  nuovo Lentamente il sentimento d'abbandono intriseco dell'inverno lascia spazio alla rinascita primaverile. Aprile bussa alla porta e prima di lasciarla entrare la squadri per bene, quasi ad assicurarsi che non sia un altro impostore. Fai uscire il freddo dalle pareti come fossero scheletri nell'armadio. Ti lasciano e salutando ti ricordano che torneranno presto! Una minaccia? Una promessa... Lanci un'occhiata storta all'uscente, confidi nelle foglie fragili, verdi appena nate che decorano le cime degli alberi per tenerlo lontano più a lungo. Esplode il parco in un'orgia di colori ancora pastello. Nonostante la loro timidezza, pur sempre colori!  e li cerchi, li guardi, li osservi, questa volta li senti. Cammini per le strade sempre meno monotone.


I colori sono come gli orsi, d'inverno vanno in letargo.


(PIC BY ME. copyright: rita m. foldi)

Goodbye fallenfairy
on sabato, 04 aprile 2009 at 21:24

1 2 3 4 5 6 7 8 9 ...
successiva
ultima